venerdì 12 giugno 2015

SULLA TUA PAROLA GETTERO' LE RETI



"Mentre camminava lungo il mare della Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone detto Pietro, e Andrea suo fratello, i quali gettavano la rete in mare, perchè erano pescatori.” (Mt. 4,18)



Introduzione

Tutte le volte che penso alla figura di Pietro mi meraviglio di come il Signore abbia potuto trasformare un pescatore non solo in un apostolo e in un evangelizzatore ma anche in un … oggi noi diremmo “teologo”.
Infatti dagli Atti degli apostoli emerge un aspetto importante della vita di Pietro: la sua condizione culturale. Arrestato con Giovanni e condotto in presenza del Sinedrio, l'apostolo rispose con saggezza al loro interrogatorio, lasciando meravigliati i due giudici che lo credevano senza istruzione e popolano. Pietro viene definito quindi “agrammatos” cioè poco esperto delle Scritture, senza preparazione scolastica né tantomeno retorica, ma anche “idiotes”, cioè popolano, uomo degli strati più bassi.” (cit.) “Vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e considerando che erano senza istruzione e popolani, rimanevano stupefatti riconoscendoli per coloro che erano stati con Gesù.” (Atti 4,13). Dalle notizie sulla sua vita leggo che: “Simone originario di Betsaida, oltre all'educazione di base e alla formazione di pescatore fornita dal padre, avrà certamente ricevuto la consueta preparazione nella sinagoga ma non frequentò nessuna scuola. Inoltre parlava con un accento della Galilea (Mc14,70) e i sommi sacerdoti lo giudicavano con disprezzo (Atti 4,13). Doveva per forza conoscere oltre alla sua lingua madre, l'aramaico anche un po' di greco che era la lingua del commercio dell'epoca e latino che era la lingua dell'impero romano”; divenne poi il teologo, quello che comprese alla fine la Rivelazione della venuta di Gesù tra noi. Ecco qui cerco di capire come questo può essere avvenuto basandomi sull'esperienza personale dell'incontro con Dio che è poi quella che la maggior parte dei cristiani fa quando lo incontra veramente. E' una riflessione e una possibile interpretazione.



1.

IL SIGNORE HA BISOGNO DELLA TUA BARCA

Il Signore ne ha bisogno” (Mc 11,3)


In realtà la sapienza acquisita da Pietro non viene dalla lettura di testi o da scuole bibliche, è una sapienza che viene direttamente da Dio. Certo, Pietro è stato con Gesù tre anni, e immagino siano stati tre anni intensi in cui Pietro ha cercato in tutti i modi, con le proprie forze, di seguire e comprendere Gesù. Fu attirato dalla forza irresistibile che emanava da Gesù, la stessa che fece dire a quella donna del Vangelo: “Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!” (Lc 11,27) una forza che viene dal Padre stesso: “Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre” (Gv. 6,44). Fu colpito e attirato dalla scelta che Gesù fece su di lui, senza chiedergli il suo parere e nemmeno il suo permesso, infatti: Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. (Lc. 5,1-3)

Gesù “salì in una barca” dice la Scrittura. Praticamente Pietro se lo trovò sulla barca. E' vero che Gesù lo aveva già visto e gli aveva già parlato, ma Pietro ancora non conosceva Gesù come lo avrebbe poi conosciuto in seguito. Per ora Pietro lo conosce solo attraverso l'“annuncio” da parte di suo fratello Andrea: “Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: <<Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)>> Gv. 1,4.
Pietro si trova effettivamente un forestiero sulla sua barca, uno che aveva visto, che gli era stato annunciato si, ma che restava uno sconosciuto. Gesù gli dice di scostarsi un poco dalla riva, quindi si siede e comincia a parlare dalla barca alle folle che stavano sulla riva. Riflettendo su questo episodio pensavo a quante volte nella nostra vita non ci siamo accorti che Gesù si è seduto nella nostra barca e ci ha chiesto di prendere il largo! Magari lo abbiamo allontanato, o espressamente chiesto di scendere e non gli abbiamo permesso di portarci al largo e compiere il suo progetto attraverso di noi.

Quando Gesù si fermò da Pietro aveva intenzione di usare la sua barca. In quel momento “ne aveva bisogno” allo stesso modo in cui poi ebbe bisogno dell'asina per entrare a Gerusalemme: “Il Signore ne ha bisogno” (Mc 11,3) disse nel Vangelo di Marco rivolgendosi agli apostoli. Anche qui tacitamente dice a Pietro la stessa cosa “Il Signore ne ha bisogno”. Ho bisogno della tua barca Pietro.

Allora il Signore ha bisogno della tua barca per compiere il suo mandato. Per compiere il progetto del Padre così come Gesù ebbe bisogno di quella barca che era di Simone per prendere il largo. Il Signore non prenderà il largo da solo ma solo se ci sei tu.

Sono molto belli i gesti di Gesù, sono pieni di una grazia pacata. Egli non chiede a Pietro il permesso di salire sulla barca, ma poi in realtà “gli chiese di scostarsi un poco da terra”. Anzi “lo pregò”. Scostati un poco da terra, allontanati un pochino dalla riva, fidati un pochino. Tutto quello di cui il Signore ha bisogno è uno piccolo assenso per entrare, un pochino di disponibilità per agire, un pochino del tuo tempo. Per iniziare.

Chissà che cosa disse Gesù alla folla dalla barca. Si può pensare che sicuramente disse qualcosa di determinante per Pietro, disse qualcosa per cui Pietro lo riconobbe. Per ciò che stava vivendo e sperimentando in quel momento, e non per sentito dire, lo riconobbe come un “Rabbi”, un maestro, ma forse anche di più. Difatti è subito dopo il discorso di Gesù che Pietro inizia a chiamarlo “Maestro”. Lo ha sentito predicare, è un Rabbi un esperto della Sacra Scrittura che si è servito della sua barca, una guida spirituale ma forse, anche qualcosa di più, intuisce Pietro.



2.


TI DARO' UN NOME NUOVO

ti si chiamerà con un nome nuovo che la bocca del Signore indicherà” (Isaia 62,2)


E il profeta Isaia continua dicendo “Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio”. Ecco, così fu per Simon Pietro. Secondo il Vangelo di Giovanni, in Giudea, nel luogo dove si manifestò il Battista, Gesù incontra Simone. Andrea, suo fratello, era uno dei due discepoli e per primo avvertì Simone: “Abbiamo trovato il Messia”, “e lo condusse da Gesù. Gesù fissato lo sguardo su di lui disse: <<Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)>> (Gv. 1,42.

Il Signore dà a Simone un nome nuovo. La bocca del Signore pronuncia la parola “kefa” che nella lingua parlata dell'epoca, l'aramaico, significava: roccia, punta di roccia. E' qui che Gesù lo incontra. Si, Gesù incontra Pietro. Il nome indica la vocazione di colui che lo riceve. Pietro è un gioiello prezioso nella mano di Dio, egli ora risplende e appartiene al suo Dio che lo ha chiamato. Il nome nuovo di Simone indica il mutamento del suo destino: Simone che significa “colui che ascolta” diventa ora Pietro una “punta di roccia”. Tutto è cambiato. E' arrivato il Signore. Ma Pietro ancora non si è reso conto della luce che ha visto.
Anche oggi, perché il Signore è sempre uguale, ed è vivo, nel nome che il Signore ti assegna c'è la missione per cui tu sei stato scelto. Questa non è un esperienza esclusiva di Pietro ma di tutti quelli che come Pietro fanno lo stesso incontro di Gesù vivo e vero e che Gesù sceglie come apostoli. Perchè il Signore lo ha promesso. Anche a noi darà un nome nuovo: “Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. A chi vince io darò della manna nascosta e una pietruzza bianca, sulla quale è scritto un nome nuovo che nessuno conosce, se non colui che lo riceve”. (Ap. 2,17). “Chi vince io lo porrò come colonna nel tempio del mio Dio, ed egli non ne uscirà mai più; scriverò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, e della nuova Gerusalemme che scende dal cielo da presso il mio Dio, e il mio nuovo nome”. (Ap. 3,12). Questo nuovo nome sarà conosciuto soltanto da colui il quale lo riceve. Si, ciò che il Signore è in amore, in compassione, in fedeltà per quelli che lo seguono fedelmente può essere sperimentato e gustato soltanto personalmente, nella misura della nostra comunione con Lui.




3.
L'INIZIO DELLA CONOSCENZA

ma sulla tua parola getterò le reti”(Lc. 5,5)


Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: “Prendi il largo e calate le reti per la pesca”. Simone rispose: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”. (Lc. 5,4-5)

Il discorso fatto da Gesù dalla barca induce Pietro a riconoscerlo come un Rabbi, un maestro. Ma che impatto deve aver avuto questa predicazione di Gesù su Pietro per aver fatto in modo che Pietro potesse dire di si e prendere il largo con la barca per andare di nuovo a pescare. Su quale parola Pietro gettò le reti?

Pietro gettò le reti sulla parola di Gesù, perchè lo aveva appena ascoltato predicare. Chi prima gli era sconosciuto ora gli diventa famigliare. Durante la predicazione avviene qualcosa. Il momento che va da Gesù che sale sulla barca, a quello in cui Gesù gli dice di prendere il largo, è un momento catartico per Pietro, un momento di conoscenza particolare. La predicazione di Gesù arriva diritta all'intelletto di un grezzo pescatore, gli arriva al cuore trapassandone la scorza e a Pietro si aprono gli occhi del cuore. Entra in lui una piccola fiamma di conoscenza.
Una conoscenza che gli farà rispondere alla richiesta assurda, quasi ineseguibile, di Gesù: “non sento più la stanchezza di questa giornata, ora mi sento rinnovato e sulla tua parola, su ciò che hai appena detto alle folle e perché lo dici tu, e perché mi fido, voglio andare a gettare le reti come mi hai detto di fare”. Pietro dice a Gesù “io ci vado perché tu “mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre” (Ger. 20,7). Pietro risponde subito alla conoscenza appena ricevuta. E' una risposta spontanea, impetuosa. E' incontenibile l'entusiasmo per quello che ha appena ascoltato. Sarà per Simon Pietro come l'inizio di una nuova luce, una nuova vita che entra dentro di lui, una nuova nascita dall'alto che ha già il suo nuovo nome e la sua nuova missione “kefa”.





4.

PIETRO LO INCONTRA

Signore, allontanati da me perché io sono troppo peccatore per starti vicino”


E, fatto ciò, presero una tale quantità di pesci che la rete si rompeva. Allora fecero cenno ai loro compagni, che erano nell'altra barca, perché venissero ad aiutarli. Ed essi vennero e riempirono tutt'e due le barche, tanto che stavano affondando. Vedendo questo, Simon Pietro si gettò ai piedi di Gesù, dicendo: “Signore, allontanati da me perché sono un peccatore”

La Parola di Dio: “E' viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto. (Eb 4,12-13) Ecco l'effetto della Parola viva, cioè Gesù, su Pietro. Pietro riconosce il Signore, e lo chiama così, “Signore”, quando gli dice di allontanarsi da lui perché è peccatore: “Signore, allontanati da me perché sono un peccatore”. Pietro riconosce nel momento in cui dice a Gesù di allontanarsi che: “Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!(Gv. 6, 1-15).
Il prodigio delle barche piene di pesci che quasi affondano è il segno che conferma la predicazione che Pietro ha appena udito. Il segno, il prodigio, lo convince definitivamente, tanto che lascia tutto per seguirlo: “Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono”. (Mt. 4,19-20)
La predicazione e il miracolo hanno aperto gli occhi di Pietro ed egli si rende conto nel medesimo istante della sua piccolezza e del suo peccato e della grandezza di Dio. Le parole che ha udito poco prima sono state confermate nel suo cuore con il prodigio e ora comprende che tutto quanto ha ascoltato e visto può venire solo da “uno che ha autorità”. Lo dice l'evangelista Matteo: (7,29) egli infatti insegnava come uno che ha autorità, e non come i loro scribi. Lo dice Luca: “Tutti furono presi da timore e si dicevano l'un l'altro: - che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?”

E quando noi ci scopriamo peccatori, scoperta che ci arriva come una rivelazione, così come si è scoperto Pietro trovandosi davanti alla Verità in persona, è perché anche noi abbiamo incontrato chi ci ha tolto il velo dagli occhi, ora davanti a Lui comprendiamo quanto siamo piccoli, fallibili, che tutte le nostre convinzioni sostenute fino a quel momento si infrangono come una bolla di sapone. Aprendoci gli occhi, Gesù ci mostra quanto fino a quel momento abbiamo vissuto nelle tenebre, quanto abbiamo vissuto nell'ignoranza e ciò che vediamo con gli occhi dello spirito ora non lo possiamo più abbandonare. Per questo Pietro lo segue e lascia tutto. La scelta di Gesù cade su di lui, e in quel tempo, quando ancora non era arrivato lo Spirito Santo perché Gesù era ancora tra noi, il Padre volge il suo sguardo su Pietro e gli rivela per la prima volta chi fosse Gesù, lo dirà poi Pietro in Mt. 16,14 “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” e Gesù risponderà: “Beato te Simone, figlio di Giona perché né la carne né il sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli”.
E quando si incontra la Verità, la Via, la Vita in persona è il momento in cui si nasce di nuovo nel Suo Spirito. Non è stato infatti durante la chiamata che Pietro ha conosciuto il Signore. La chiamata non è mai l'incontro. Si può essere chiamati da Dio a servirlo ma l'incontro, cioè Lui che si rivela a noi può avvenire in un altro momento della nostra vita, è una rivelazione che prende iniziativa solo da Dio. Per Pietro la chiamata: quando Gesù fissatolo gli diede un nuovo nome, non corrisponde all'incontro vero con Dio: quando si rese conto di essere un peccatore, perché quando avviene questo, e cioè il vero incontro e la conoscenza di Dio, si lascia tutto. Non c'è più altro Dio all'infuori di Lui.





5.
VOGLIO LAVORARE PER TE

«Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini».

Pietro era rimasto sconvolto da quella pesca straordinaria e, come lui, lo erano gli altri, ed anche i suoi soci, Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo. Ma Gesù disse a Simone: “Non aver paura! D'ora in avanti pescherai anime di uomini! E non appena sbarcarono, essi lasciarono tutto per andare con Gesù”.(Lc. 5,10.

Ecco inizia la missione di Pietro, fianco a fianco a Gesù. Il Signore lo investe con la missione di essere pescatore di anime di uomini. E comincia la scuola della nuova pesca per questo uomo nuovo che non è più quello di prima. E Pietro ora non chiede altro se non di lavorare per il suo Maestro perché nient'altro lo interessa più.
Ora alla scuola del Maestro Pietro impara molte cose direttamente dalla sua esperienza con Lui. Non le comprenderà subito ma solo quando su di lui e su tutti gli apostoli scenderà lo Spirito Santo. Infatti la Parola:“Essa cominciò ad essere annunciata dal Signore, e fu confermata a noi da coloro che l'avevano ascoltata, mentre Dio ne dava testimonianza con segni e prodigi e miracoli d'ogni genere e doni dello Spirito Santo, distribuiti secondo la sua volontà. (Eb 1,14). Annunciata dal Signore penetrata nello spirito di Pietro e confermata a noi da Pietro, per i prodigi da lui visti mentre era con il Signore. “Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella”.(Mt. 11,2-6).





6.
LA PAROLA A PIETRO

Difficoltà e gioia



“… Sia benedetto Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo che, nella sua infinita misericordia, ci ha dato il privilegio di nascere di nuovo: ora facciamo parte della famiglia di Dio e viviamo nella speranza della vita eterna, perchè Cristo è risorto dai morti”. (1Pt.1,3)
Esultate di gioia, allora! E' meraviglioso ciò che vi aspetta, anche se adesso, ancora per un po' di tempo almeno, vi toccherà affrontare svariate prove qui sulla terra”.(1Pt.1,6)


Voi amate Cristo senza averlo mai conosciuto e credete in lui, anche se ora non lo potete vedere; per questo siete felici, di una felicità ineffabile che viene dal cielo”.(1Pt.1,8)
Egli stesso ha detto 'Siate Santi perchè io sono Santo'”(1Pt. 1,16)

I
l popolo di Dio

Perciò liberatevi da ogni forma di male. Non limitatevi a fingere di essere buoni! Non siate disonesti, né ipocriti, nè invidiosi; e non fate maldicenze! Ora che avete toccato con mano la bontà del Signore, gettate alle ortiche ogni cosa cattiva!” (1Pt.2)

Siate anche voi, allora, come tante pietre viventi che, entrando nella struttura dell'edificio, formano una casa spirituale. Come sacerdoti consacrati a Dio, avvicinatevi a Lui, voi che siete graditi in virtù di Gesù Cristo, e offritegli i sacrifici spirituali che egli gradisce”. (1Pt.2,5)
Fratelli miei, qui siete soltanto forestieri. Dato che la vostra vera casa è il cielo, vi prego di non aver nulla a che fare con i desideri malvagi di questo mondo, che sono sempre in lotta contro la vostra anima”(1Pt.2,11)

Comportatevi bene fra i non credenti, così, invece di parlare male di voi e guardarvi con sospetto, vedendo quanto bene fate, dovranno lodare Dio nel giorno in cui Cristo tornerà” (1Pt.2,12)

E' la volontà di Dio che, vivendo nel modo giusto, chiudiate la bocca a quelli che stupidamente condannano il Vangelo senza conoscerlo, senza averne sperimentato la potenza. Voi siete liberi dalle leggi, ma non servitevi della libertà come paravento per agire male, bensì per servire Dio”(1Pt. 2,15)


Il valore della sofferenza

Poichè Cristo ha sofferto nel suo corpo, anche voi fatevi forti del suo stesso atteggiamento: siate pronti a soffrire. Perchè, ricordate, chi è pronto a soffrire per fare ciò ch è giusto, ha scelto di non vivere più nel peccato, e intende passare il resto della sua vita, non più in balia delle passioni umane, ma col desiderio di fare la volontà di Dio. Sono finiti i tempi in cui vi dedicavate a tutte quelle brutte cose che piacciono tanto agli atei:peccati sessuali, lussuria, ubriachezza, orge, bagordi, idolatrie sacrileghe ed altri peccati vergognosi! Naturalmente i vostri vecchi amici si meraviglieranno che non vogliate più unirvi a loro in queste depravazioni, e perciò parlano male di voi. Ma ricordatevi che dovranno rendere conto a Dio, che giudica tutti, sia i vivi che i morti, ed essi saranno puniti per la vita che hanno vissuto. Appunto per questo, il Vangelo è stato annunciato anche ai morti, perchè, anche se il loro corpo è stato punito con la morte, ora vivano secondo Dio nello Spirito”.(1Pt.4)

L'amore cancella molti peccati

La fine di tutte le cose è ormai vicina. Perciò siate giudiziosi e lucidi di mente, per potervi dare alla preghiera.”(1Pt.4,7)

Innanzitutto, continuate ad amarvi a vicenda, perché è l'amore che cancella molti peccati. Siate ospitali fra voi, senza lamentarvi. Dio ha dato ad ognuno di voi particolari capacità: fate in modo di servirvene per aiutarvi a vicenda, mettendo così al servizio degli altri i dono che avete ricevuto da Dio.”(1Pt.4,10)

Siete adatti a predicare? Predicate allora, come se Dio stesso parlasse per mezzo vostro”. (1Pt.4,11)

Beati voi, se siete maledetti e insultati, perchè siete cristiani!” (1Pt.4,14)

L'importanza di conoscere Cristo

Volete avere grazia e pace in abbondanza? Imparate, allora, a conoscere sempre di più Dio e Gesù, nostro Signore! Perchè conoscendolo meglio, Cristo vi darà, per mezzo della sua divina potenza, tutto ciò di cui avete bisogno per vivere una vita buona e dedicata a lui: Cristo condivide con noi perfino la sua gloria e la sua bontà! E sempre per mezzo della sua straordinaria potenza, egli ci ha dato tutte qulle cose grandi e preziose che ci ha promesso. Per esempio ci ha promesso di salvarci dalla corruzione che, a causa dei desideri malvagi, regna nel mondo; e non solo, ci ha promesso di darci la sua natura divina. Ma per ottenere questi doni, avete bisogno di qualcos'altro, oltre la fede, dovete anche sforzarvi di essere attivi al bene, ed anche questo non basta. A questo punto, bisogna che impariate a conoscere meglio il Signore, per scoprire che cosa vuole da voi. E chi conosce Dio deve imparare a mettere da parte i propri desideri, per diventare paziente e pio, disposto a lasciarsi guidare da lui e ad adorarlo con tutto il cuore. Questo vi farà maturare ancora di più, e allora imparerete ad accettare il prossimo e ad amare i vostri fratelli. Così riuscirete finalmente a provare amore sincero verso tutti gli uomini. Se vi comporterete così, non sarete indifferenti alle cose spirituali, anzi, in voi aumenterà sempre più la conoscenza di Gesù Cristo, nostro Signore. (2Pt.1,2)




mercoledì 15 aprile 2015

“NON HANNO PIU' VINO”



"La madre di Gesù
gli disse:«Non hanno più vino».
Gesù le rispose: «Donna che vuoi da me?»

(Giovanni 2, 3-4)

1. Maria arriva sempre prima

La madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”.

Mi stupisce come nel mezzo di una festa di nozze solo la madre di Gesù si accorge che non c'è più vino. Mentre tutti gli invitati sono distratti dalle danze, dalle chiacchiere, dal cibo, da tutto ciò che si vive durante una festa, lei sola si accorge che qualcosa tra i servi non va. Una donna accorta, intelligente, la madre di Gesù, intuitiva, attenta a ciò che la circonda, alla sala, agli ospiti, preoccupata per la riuscita della festa da parte degli sposi, tanto che, si accorge per prima che qualche cosa non va. Dimostra anche delicatezza e garbo, amabilità nei confronti degli sposi.
La madre di Gesù intuisce che qualche cosa manca, qualche cosa di importante che avrebbe sicuramente compromesso la festa, una festa importante perché era una festa di nozze. Lei, la madre di Gesù, arriva prima degli altri a capire che c'è qualcosa che non va tra i servi. Per prima intuisce e vede il disagio stampato sul volto dei servi e in tutta probabilità sul volto dello sposo. Ma lei, è talmente vigile da capire immediatamente la situazione e che qualche cosa non va. Non sappiamo dal Vangelo se si sia alzata a chiedere ai servi o se sia rimasta seduta, ma possiamo vedere chiaramente dal brano evangelico che quando dice al Figlio “non hanno più vino” lei ha già intuito il disagio, ed è già intervenuta presso il Figlio. Si può dire che lo anticipa. Lo sanno bene le madri, questa è una caratteristica tipicamente materna, accorgersi prima. Anche noi lo sappiamo, quando c'è di mezzo un figlio, la mamma si accorge prima se c'è qualcosa che non va, prima del pediatra, prima della maestra, prima dei parenti. Nel'episodio delle nozze di Cana, la madre di Gesù è vigile con un istinto materno che non è solo verso suo Figlio ma verso tutta la sala e soprattutto verso gli sposi.


Si accorge prima e cosa fa?
Si rivolge a suo Figlio, subito si rivolge a suo Figlio. Ma in fondo poteva anche andare da qualche apostolo e dire per esempio: “Giovanni tieni 5 denari vai a comprare 20 litri di vino”. Invece lei si rivolge all'istante a suo Figlio. E' la certezza intima della madre di Gesù che sa che suo Figlio può tutto in qualsiasi situazione grande o piccola che sia. La madre di Gesù non va da nessun altro. Non si rivolge ai servi o al maestro di tavola o agli invitati o agli apostoli al seguito. Ella va da suo Figlio. Infatti, lei, sua madre, riconosce in quel momento, ancora una volta prima di tutti gli altri, che suo Figlio è il Santo di Dio e, prima di tutti, proprio qui in questo Vangelo risponde alla domanda che Gesù farà poi agli apostoli “Voi chi dite che io sia?”. Mentre gli apostoli faticavano a comprendere, la madre di Gesù, da tempo “custodiva tutto nel suo cuore”.

Ma che cosa custodiva?

Ella nel suo cuore custodiva l'annuncio dell'angelo “sarà grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo”. Custodiva la promessa di Dio. Prima di tutti, lei che aveva ricevuto la promessa, sapeva già chi fosse suo Figlio e per questo con fiducia certa si rivolge a Gesù e gli dice: “Non hanno più vino”. Questo atteggiamento della madre di Gesù è di grande insegnamento per noi. Lei è stata la prima a credere in lui, la prima credente. Se pensiamo anche noi per un attimo e riusciamo a metterci nei suoi panni alle nozze di Cana, che cosa avremmo fatto? A chi ci saremmo rivolti?

In chi avremmo riposto la nostra fede?

Che fiducia è quella a cui mi affido?

Su chi mi posso appoggiare per ricevere aiuto?

PER RISOLVERE CERTE SITUAZIONI IMPOSSIBILI NOI DOBBIAMO IMPARARE A PORRE LA NOSTRA FIDUCIA IN DIO.

La madre di Gesù ripone la sua fede non nella possibilità che ci fosse un carrettino che andasse a prendere del vino in un negozio vicino, come avremmo probabilmente fatto e sperato noi, ma subito, subito vuol dire che il primo pensiero che le ha attraversato la mente in quel momento non è stato “speriamo di trovare un negozio aperto, speriamo che ci sia un asino da qualche parte che ci porti, andiamo a comprarlo noi e rimediamo” ma “tu sei il Cristo il Figlio del Dio vivente, tu sei qui, tu sei Dio tu ti devi occupare di loro e io sono sicura, sono certa, sono immensamente certa che tu lo farai perché sei venuto per questo.” Ecco cosa racchiude questa supplica a Gesù: “non hanno più vino”. La madre di Gesù ripone totalmente la sua fiducia in Dio, suo Figlio, a lui si appoggia per ricevere aiuto, in lui confida totalmente. Maria mette tutta la situazione nelle mani di suo Figlio. Tutto dipende da Lui ora.





2. MARIA, LA FEDE CERTA E RISOLUTA.

La risposta di Gesù ci lascia un po' disorientati, ma vediamo le traduzioni dal greco. Riportano: “che c'è tra me e te donna!” oppure “che vuoi da me, o donna!”:
in greco è Tí emoi kaì soí, gúnai, «che c’è tra me e te, o donna?» Per spiegarla partiamo dalla coda, gúnai, “donna”. Il titolo, di per sé, non è scortese, ma è un uso frequente nel rivolgersi alle donne anche parenti nell’antico Vicino Oriente, tant’è vero che nella scena della crocifissione, intrisa di tenerezza, Gesù si rivolge a Maria ancora così: «Donna, ecco tuo figlio!» (Giovanni 19,26). A questo punto risaliamo alla frase che dev’essere anch’essa intesa tenendo conto degli usi linguistici antichi. Infatti, l’espressione «che c’è tra me e te?» è nota già nell’Antico Testamento, ove ha diverse sfumature nel suo significato. Può, certo, reagire a una molestia in modo infastidito: «Perché mi disturbi o mi fai questo?». Può, però, anche segnalare che non si vuole essere coinvolti in una questione, esprimendo un atteggiamento di disimpegno, di distacco da un gesto ritenuto non opportuno in quel frangente. Si deve, perciò, badare al contesto e alla stessa tonalità con cui la formula viene usata. Tra parentesi, oltre a vari passi dell’Antico Testamento, la frase ritorna anche nei Vangeli ( Matteo 8,29; Marco 1,24; 5,7; Luca 4,34; 8,28). (Gianfranco Ravasi)

Ma Gesù nonostante il disturbo che sente, la distanza che prende da sua madre, perché non vuole essere coinvolto in cose così banali come la mancanza di un po' di vino, non dice no. Ancora non era giunta la sua ora, la salvezza di Israele, la cosa che contava di più per lui. Gesù invita la madre, con questa risposta, a guardare all'essenziale a guardare alla salvezza, alla sua ora, alla sua morte e resurrezione. Ma Gesù a questa supplica della madre e per amore suo comunque interviene. Dal canto suo Maria, dà una risposta che la descrive come una donna dal carattere risoluto e che osa chiedere già con la certezza di averlo ottenuto, infatti "Tutto quello che chiederete con fede nella preghiera lo otterrete" (Mt 21,22) e così rivolgendosi ai servi pronuncia questo comando:

Fate quello che Lui vi dirà”

Gesù, non può che rispondere ad una richiesta fatta con fede, perchè Maria in quel momento diventa da madre a donna, donna qualunque che rappresenta il popolo di Dio, glielo dice Gesù: “che c'è tra me e te donna?”, Gesù prende le distanze dalla madre e Maria diventa allora donna, la donna che ci rappresenta tutti. Diventa la donna che rappresenta il popolo di Dio e che fa una richiesta con fede e per questa parola "In verità vi dico: se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che è accaduto a questo fico, ma anche se direte a questo monte: levati di lì e gettati in mare, ciò avverrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera lo otterrete". Questa è la fede della madre di Gesù, che ora è diventata donna e discepola e mette in pratica la Sua Parola. Ecco perché Gesù nonostante la sua riluttanza non può non rispondere.

Dio non può non rispondere.



3. L'EREDITA' DELLA MADRE DEL SIGNORE


L'eredità che ci ha lasciato Gesù Cristo è la salvezza, la vita eterna. Ma se si può dire che anche sua madre qualcosa ci ha lasciato allora sono proprio queste parole che ha pronunciato a Cana. Maria, dice con solerzia al popolo di Dio: “fate quello che Lui vi dirà!” e questo è il suo testamento e la sua eredità ai figli di Dio. Dopo questa frase detta in quella circostanza tutto il resto sono chiacchiere e discorsi troppo lunghi perché Maria dopo questo, non avrà più niente da dire a noi popolo di Dio.
La cosa che mi colpisce qui è che dopo aver ricevuto tale risposta da suo figlio, Maria è comunque sicura che Lui qualcosa farà. Talmente sicura che non gli rivolge più nessuna supplica ma piuttosto darà il comando ai servi “fate quello che lui vi dirà”. Anche Mosè dovette fare il primo passo e stese il bastone nel mar Rosso perché Dio potesse compiere il prodigio: “Alza il tuo bastone, stendi la tua mano sul mare e dividilo” (Es. 14,16). Questo comando di Maria ai servi è come il bastone di Mosè. Apre le porte al prodigio, Dio ora non può più tirarsi indietro perché andrebbe contro la sua Parola e le sue Promesse. Direi in un linguaggio più terreno, che questa creatura, Maria ha fatto“scacco matto” a Dio. E come farebbe Dio a rifiutarle qualche cosa?

«Il vino migliore sta per venire per quelli che oggi vedono crollare tutto. Sussurratevelo fino a crederci: il vino migliore sta per arrivare. Sussurratevelo ciascuno nel suo cuore: il vino migliore sta per venire. E sussurratelo ai disperati
e a quelli con poco amore: abbiate pazienza, abbiate speranza, fate come Maria, pregate, agire, aprite il cuore, perché il migliore dei vini sta per venire»



Papa Francesco







lunedì 30 dicembre 2013

DOVE COMPREREMO PANE A SUFFICIENZA PER SFAMARE QUESTA GENTE? (Gv.6,5)

“I consacrati del
Signore
 si facciano ostie si facciano
pane per nutrire
i fratelli”


“Egli già sapeva quel che stava per fare, ma lo disse per mettere alla prova Filippo” (Gv.6,6)

E Gesù disse: “Fate sedere la gente”. C’era molta erba in quel luogo e gli uomini si sdraiarono sull’erba: erano circa cinquemila. Gesù allora prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì alla gente che si era sdraiata, e distribuì anche i pesci, quanti ne vollero. Quando si furono saziati, Gesù disse ai discepoli: “Raccogliete i pezzi avanzati affinché nulla vada perduto”. Li raccolsero e riempirono dodici ceste di pezzi dei cinque pani
 d’orzo che erano avanzati a quelli che avevano mangiato.

Chi sono i consacrati del Signore? I consacrati del Signore sono i benedetti, gli assistiti, i custoditi del Signore, sono gli unti dal Signore, gli ordinati, i resi sacri dal Signore, tutti quelli che il Signore si è messo da parte, gli scelti dal Signore. Tutti coloro che gioiscono nel Signore, i nutriti dal Signore, tutti quelli che vivono la presenza del Signore ogni giorno. Tutti quelli che hanno ricevuto la rivelazione del Signore, che lo hanno incontrato, che sono nati di nuovo. Tu che sei stato scelto dal Signore, sei stato scelto per questo: “perché ciò che nel mondo è stolto, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; ciò che nel mondo è debole, Dio lo ha scelto Dio lo ha scelto per confondere i forti; ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato, e ciò che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi davanti a Dio” (1 Cor 1,27-29). Per questo tu devi restare stolto per il mondo, devi rimanere debole per il mondo, ignobile e disprezzato e ridotto a nulla per il mondo, perché tu possa essere costantemente scelto e usato da Dio. A te, che il Signore ha scelto, il Signore ti dice: ti devi fare pane, pane eucaristico. E l’eucarestia altro non è che Gesù Cristo stesso. Gesù, figlio di Dio, si fa pane, si spezza, si fa fonte di vita e si dona perché quanti lo accolgono possano a loro volta farsi pane e spezzarsi per gli altri. Gesù ha vissuto la sua vita come stolto per il mondo, come ignobile e disprezzato e alla fine ridotto a nulla. 


Tu consacrato del Signore, non puoi più vivere per te, ma devi vivere per gli altri. Tu devi mettere sempre davanti a te, gli altri. Tu unto del Signore sei pane eucaristico, ostia, quindi vittima sacrificale per gli altri. Tu nutrito dal Signore, bisogna che cominci a percorrere la strada del “prendersi a cuore” e del dare. Benedetto dal Signore, tu devi sfamare il tuo popolo. Come Gesù. Devi lasciarti prendere dall’amore del Padre con una disponibilità senza calcoli e senza sconti. Se tu ti senti immerso nella benedizione del Padre non

 avrai paura di farti spezzare e donare. Devi essere disponibile sempre, devi coltivare la pazienza e la mitezza, l’umiltà, la tenerezza per gli altri, la bontà. Ci lasciamo inquietare dalle necessità degli altri o rimaniamo chiusi in noi stessi, nelle nostre comunità, che molte volte sono per noi comunità – comodità? Papa Francesco. Perché chi  ama non può fare a meno di spendersi per l’Amato. Lasciarsi afferrare dall’onda di Gesù Cristo e seguirla. Lasciarsi andare senza i tuoi tracciati, senza i tuoi programmi, gli itinerari che ti sei schematizzato tu. Io vorrei esortarvi, cari fratelli, a un modo di vivere più abbandonato, più libero. (A. Bello). Se vorrai spezzarti per  gli altri, sfamerai nella condivisione la tua comunità e potrai sfamare con il resto un popolo intero.   



Ogni Celebrazione eucaristica 
attualizza sacramentalmente il dono che Gesù ha fatto della propria vita sulla Croce per noi e per il mondo intero. Al tempo stesso, nell'Eucaristia Gesù fa di noi testimoni della compassione di Dio per ogni fratello e sorella. Nasce così intorno al Mistero eucaristico il servizio della carità nei confronti del prossimo, che consiste appunto nel fatto che io amo, in Dio e con Dio, anche la persona che non gradisco o neanche conosco. Questo può realizzarsi solo a partire dall'intimo incontro con Dio, un incontro che è diventato comunione di volontà arrivando fino a toccare il sentimento. Allora imparo a guardare quest'altra persona non più soltanto con i miei occhi e con i miei sentimenti, ma secondo la prospettiva di Gesù Cristo. In tal modo riconosco, nelle persone che avvicino, fratelli e sorelle per i quali il Signore ha dato la sua vita amandoli «fino alla fine» (Gv. 13,1). Di conseguenza, le nostre comunità, quando celebrano l'Eucaristia, devono prendere sempre più coscienza che il sacrificio di Cristo è per tutti e pertanto l'Eucaristia spinge ogni credente in Lui a farsi «pane spezzato» per gli altri, e dunque ad impegnarsi per un mondo più giusto e fraterno. Pensando alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, dobbiamo riconoscere che Cristo ancora oggi continua ad esortare i suoi discepoli ad impegnarsi in prima persona: «Date loro voi stessi da mangiare» (Mt 14,16). Davvero la vocazione di ciascuno di noi è quella di essere, insieme a Gesù, pane spezzato per la vita del mondo. [...] Attraverso il memoriale del suo sacrificio, Cristo rafforza la comunione tra i fratelli e, in particolare, sollecita coloro che sono in conflitto ad affrettare la loro riconciliazione aprendosi al dialogo e all'impegno per la giustizia. È fuori dubbio che condizioni per costruire una vera pace siano la restaurazione della giustizia, la riconciliazione e il perdono. Da questa consapevolezza nasce la volontà di trasformare anche le strutture ingiuste per ristabilire il rispetto della dignità dell'uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio. È attraverso lo svolgimento concreto di questa responsabilità che l'Eucaristia diventa nella vita ciò che essa significa nella celebrazione.
(Benedetto XVI, Esortazione Apostolica «Sacramentum Caritatis»


mercoledì 6 novembre 2013

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Annunciare a tutti l'amore di Gesù con la 

sollecitazione di Maria che andò dalla cugina

Elisabetta che era nel bisogno per aiutarla e vivere 

con lei


Organizzazione religiosa: Piace a 54 persone






venerdì 27 settembre 2013

“Guarda come lo amava!”

Le sorelle
mandarono dunque a dirgli:
“Signore,
ecco,
colui che tu ami

è malato”. 

Gesù allora quando la vide piangere,

e piangere anche  i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, e molto turbato, domandò: “Dove lo avete posto?”. Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”. Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: “Guarda come lo amava!” Ma alcuni di loro dissero: “Lui ha aperto gli occhi al cieco, non poteva far sì che costui non morisse?”. Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro.



 Gesù piange e mostra tutta la sua umanità. Si commuove vedendo piangere gli amici intorno a lui.  Anche se questo pianto ti meraviglia, ti sorprende, devi sapere che Gesù piange con te  è vicino alla tua fragilità, alla tua debolezza, capisce la tua sofferenza e capisce il tuo dolore. Rivolgiti a Lui solo che è l’unico che ti può guarire, consolare, dare forza e perdonarti e fare in modo che tu perdoni te stesso. Gesù piange con te, piange assieme a te, e vuole liberarti da tutti i tuoi traumi, le tue ferite, le botte, le rotture che ti stanno facendo così male. Rivolgiti a Lui solo, in Lui  troverai, amore perdono e conforto. Gesù vuole guarirti. In tutto ciò che stai vivendo, in tutti i tuoi traumi e dolori Gesù è vicino a te. Ora ti sta toccando con il Suo grande amore, ti vuole liberare dall’amarezza e ti vuole donare il Suo amore che guarisce. Se questo pianto di Gesù ti sconvolge non essere timoroso di accostarti a lui, Gesù si è incarnato, è tutto uguale a noi, non essere a disagio davanti a Lui, anche Lui ha avuto fame, sete, caldo, anche lui ha sentito la stanchezza, la commozione, il pianto sgorgargli dal cuore.
Io e te e tutti noi che non abbiamo vissuto l’esperienza della sua presenza umana sulla terra come i suoi discepoli e che lo abbiamo conosciuto principalmente nella sua divinità facciamo fatica a capire quanto Egli sia vicino a noi. Non capisci che il pianto di Gesù è uguale al tuo?


Il pianto di Gesù è il pianto di Dio fatto uomo che vive l’ingiustizia della morte, che vive gli stessi tuoi sentimenti, dalla tua parte, come li vivi tu. Tutto questo ha voluto fare Dio per te, vivere tutto ciò che la caduta stessa dell’uomo si è procurato. Condividere la caduta stessa dell’uomo, la morte spirituale dell’uomo, l’angoscia, il pianto e poi la morte fisica per poi recuperarlo. Ora nei momenti più tragici e dolorosi della tua vita, alza le mani e invoca il Suo nome, Dio piange vicino a te, Dio piange con te, fianco a fianco a te. Guarda a Lazzaro, la sua storia, Gesù è fragile nella sua umanità davanti a te, perché ti ama a dismisura e vuole afferrare la tua mano e dirti come a detto a Lazzaro: esci! Risorgi! Così che tutti intorno a te possano dire la stessa cosa:  “Guarda come lo amava!”.  Guarda come ti ama!
La fragilità di Dio sei tu, la debolezza di Dio sei tu, è per te, Dio ha giurato a se stesso, di esserti fedele sempre. Tu sei la debolezza di Dio, per te solo Dio ha giurato a se stesso. Dio è troppo innamorato di te per lasciarti al tuo destino, tu sei il Suo tormento d’amore. “Io sono nel Padre e il Padre in me”, dice Gesù, una cosa sola. Questo vuole fare di te, una cosa sola con Lui. Dio ti vuole riconquistare ora che ha riacquistato la tua umanità, e lo ha già fatto attraverso l’Incarnazione di sé. Ma ora vuole riconquistare il tuo amore, la tua fiducia, il tuo affidamento, la tua amicizia e il tuo amore. Gesù vuole raccogliere questo grosso macigno che ti porti dietro per poterlo bruciare nella forza e nella potenza del Suo amore, della Sua compassione, della Sua indulgenza, del Suo compatimento, della Sua pietà.