domenica 13 gennaio 2013

COSTRINGILI A ENTRARE

“Mi troverete – dice il Signore – se mi cercherete con tutto il cuore. E vi ricondurrò liberi da tutti i luoghi dove siete schiavi e dispersi.”

“Costringili a entrare perché la mia casa si riempia”.



“Un uomo diede una grande cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: "Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse:”Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire “. Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”. Il servo disse: “Signore è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili a entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”.

“Costringili a entrare” dice il Signore al Suo servo. Lo dice a tutti i suoi servi, laici o consacrati che lo hanno conosciuto, che lo hanno sperimentato, che lo hanno incontrato; perché come disse papa Benedetto XVI nel 2008 a Sydney in occasione della GMG: <<nessuno può dare quello che non possiede personalmente … noi non possiamo trasmettere lo Spirito Santo in un modo efficace, non possiamo renderlo percepibile, se noi stessi non gli siamo vicini … dobbiamo rimanere nel raggio del soffio dello Spirito Santo ed essere continuamente toccati da lui>>.
“Costringeteli a entrare” è l’appello accorato che fa un padre, Dio Padre, ai suoi servi, ai suoi sacerdoti, alle suore, monache, frati, laici, catechisti, educatori, fedeli e testimoni. Una richiesta fatta con incommensurabile dolcezza ma anche con grande fermezza e forza. Un incitamento, un’esortazione a costringerli ad entrare. A 
costringerli a rendersi conto che sono stati Salvati. In queste parole di Dio, si legge la forte apprensione e preoccupazione che il Padre ha verso tutti quelli che ancora vagano al di fuori: nella malattia, nello sconforto, nella depressione, nella sfiducia, nel dolore, nel bisogno, nell’emarginazione; tanto da cercare in tutti i modi di “costringerli ad entrare”. Dio dice ai servi - dovete costringerli, dovete avere in voi la mia grande dolcezza ma anche la fermezza che è dono del mio Spirito e con ferma esortazione farli entrare. Portate loro la mia Parola, parlategli del mio Amore, costringeteli. Esortateli con la forza della mia Parola che io metterò nella vostra bocca “Apri la tua bocca la voglio riempire” (Sal 80,11) ad entrare nella mia casa e a partecipare a questo banchetto che ho preparato per loro. - Costringeteli ad entrare, dite loro chi Sono, dite loro tutto ciò che Ho preparato, portateli nella mia casa, alla mia presenza, invitateli e costringeteli ad entrare - dice il Signore. E lo dice a tutti quelli che già hanno gustato il Suo banchetto, tutto quelli rinati dall’alto, rinati dal Suo Spirito perché così ripieni del Suo Spirito e del Suo amore possano andare e convincere e costringere gli altri, quelli che ancora non sanno di essere stati Salvati, guariti da Gesù, tutti quelli che non lo hanno ricevuto ancora nel loro cuore, a tutti quelli che non hanno ancora ricevuto la Sua vita dentro di loro. E Dio li chiama tutti, li costringe per amore a venire incontro a Lui, a mangiare con Lui, a lasciare che la Sua vita fluisca dentro di loro e li rinnovi. - Venite, venite e vi donerò, se aprirete il vostro cuore, la vita in abbondanza, la vita che ho comprato per voi, che ho riscattato per voi. Questa vita la sentirete fluire dentro di voi e lì ceneremo insieme al mio banchetto e sarà grande festa-. - Verrò presto - dice il Signore - e sarà grande festa - Perché chi non ha ancora gustato il banchetto di Dio è storpio, chi non ha ancora gustato il Signore rimane cieco, chi non ha ancora aperto il cuore e lasciato che lo Spirito di amore del Signore entri in lui è zoppo. Chi non è ancora stato innestato nella vita divina già da qui da questa terra è ancora malato. Noi abbiamo a nostra disposizione la Salvezza, questo grande banchetto che è la 
Salvezza, l’abbiamo lì davanti a noi da gustare da accogliere da ricevere, basta accettare l’invito che ci fa il Signore, basta dire di sì e affrettarsi ad entrare nella Sua casa, tutto è già pronto, tutto è stato già preparato fin dall’eternità, tutto è stato messo a nostra disposizione, perché noi avessimo la vita in abbondanza, la guarigione, l’adozione a figli. Il grande banchetto che Dio ci ha preparato è la Salvezza, la vita Eterna che ci ha voluto dare in dono perché se siamo figli siamo anche eredi “Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei Santi e familiari di Dio …”. 

“C’è un mondo che attende la manifestazione della potenza di Dio e ci sono troppe labbra chiuse, sigillate, che non danno corso all’unzione dello Spirito>> (S. Martinez Rns – Alleluja n.4, 2009) 

Ho ascoltato di recente la testimonianza di un ministro del Signore nato nella parte greco-ortodossa di Gerusalemme, diceva che a che a 10 anni già leggeva la Bibbia in ebraico, faceva il chierichetto, infatti aveva dei ricordi d’infanzia di essere avvolto dall’incenso e tossire mentre seguiva il sacerdote che celebrava. Andava a messa tutte le domeniche. Quello che mi ha colpito, sentendo parlare questo ministro, è stata l’affermazione seguente a questo racconto della sua infanzia, che bene o male potrebbe essere anche il racconto della nostra. Diceva questo - … questo non basta, non basta conoscere la Bibbia a memoria in ebraico, non basta aver fatto il chierichetto, non basta andare a messa la domenica o tutti i giorni, non basta, non basta …. - Diceva - .. perché solo il giorno in cui io ho incontrato veramente Gesù vivo, che è entrato dentro di me, nel mio cuore allora sono rinato, sono risorto, sono diventato una persona nuova, e tutti pensavano che fossi impazzito perché ho cominciato a pregare nella lingua dello Spirito Santo, perché sgorgava un fiume di preghiera dal mio cuore, tanto che mia madre, i miei parenti erano molto preoccupati. Mia madre telefonava al sacerdote della mia comunità dicendogli di farmi smettere perché ero impazzito … –

E’ stata l’esperienza forte dell’effusione dello Spirito Santo, l’esperienza dell’amore di Dio e dell’incontro con Lui che ha cambiato questo ministro di Dio che pur era già stato chiamato a servirlo. E’ diventato come uno di quei servi della parabola che il Padre esorta a “costringere” i fratelli fuori dalla sua casa ad entrare, con il potere dello Spirito Santo, la forza di persuasione donatagli da Lui, la Parola proclamata nel modo in cui si percepisca il “fremito dello Spirito”, l’annuncio dell’invito fatto ai ciechi, agli storpi e ai malati carico di unzione, cioè che scuote, che convince, che arriva al cuore della gente. Al cuore di tutti quelli che devono essere “costretti ad entrare”.

Il Signore dice nella Sua parabola “costringeteli ad entrare”, costringeteli perché questo il loro bene, questa è la loro Salvezza, “costringeteli ad entrare perché la mia casa si riempia” , e sono questi laici, questi sacerdoti, questi ministri di Dio (i servi) che devono convincere e lasciarsi guidare dallo Spirito Santo, aprire il cuore e la mente all'unzione dello Spirito perché la Parola si incarni in loro e negli altri, e la Parola sia vera, autentica, una Parola che convinca, che costringa ad entrare nella casa del Signore. Dio cerca questi servi, questi militanti che si prodighino, che si spendano per Lui, che portino questo annuncio a tutti i malati fino ai confini della terra per poterli guarire nello Spirito e nel corpo, per poterli chiamare figli, per potergli donare la Sua eredità come fanno tutti i padri da generazioni con i loro figli e già da qui, da questo mondo.Questa è una delle prelibatezze servite, da gustare al gran banchetto del Signore. Questa prelibatezza è lo Spirito Santo, è l’unzione dello Spirito, la “caparra” di cui parlava San Paolo. Lo Spirito Santo che riempie, colma ogni vuoto, livella ogni montagna passa e rende il terreno della nostra anima fertile e inizia a sradicare erbacce e a piantare semi buoni che cresceranno. Allora, invocare su di noi e sugli altri la potente unzione dello Spirito è l’unico modo per far si che tutti noi possiamo accettare questo invito a costringere e questo invito al banchetto. Poiché l’unzione è un dono di Dio, allora dobbiamo chiederlo questo dono, chiederlo con tutte le nostre forze, chiederlo con tutta la nostra fede perché dice il Signore: “Mi troverete se mi cercherete con tutto il cuore. E vi ricondurrò liberi da tutti i luoghi dove siete schiavi e dispersi.”


E lo Spirito si riceve pregando:
Vieni Signore e cospargi di olio il mio capo. 
Vieni ad ungermi. 
Vieni ed ungimi con l’olio del tuo Spirito. 
Consacrami con la tua unzione. 
Scenda la tua unzione qui nel mio cuore. 
Rivestimi con la tua veste bianca. 
La veste buona, per partecipare al tuo banchetto. 
Per poter entrare nella tua casa. 
Rivestimi di luce, della tua luce. 
Rendimi puro ai tuoi occhi Rendimi forte, perseverante, salvato. Dammi di capire cosa vuol dire essere salvato. 
Cosa vuol dire essere  liberato, guarito, recuperato. 
Capire cosa vuol dire accettare il tuo invito a questo banchetto. Scegliere di entrare nella tua casa. Scegliere te e servirti. 
Scendi nel mio cuore o Spirito Santo con la tua potente unzione e donami tutti i tuoi doni.  
Donami la forza di chiamare i miei fratelli e costringerli ad entrare alla tua presenza. 
Donami la gioia di rendermi conto che sono stato salvato, 
che tu mi hai donato la tua vita 
nella quale io ora e per sempre posso vivere. 
Donami di rendermi conto che tu mi hai donato qualcosa di straordinario: poter vivere con te già ora, 
da qui, e poi non morire ma continuare a 
vivere accanto a te per sempre. 
E questo “per sempre” non è stato pronunciato da labbra mortali, 
ma da te o Signore che sei il Signore dell’Eternità.
Manda il tuo Spirito su di me, dentro di me, 
manda la tua potente unzione 
a darmi il coraggio di osare il Vangelo, 
il coraggio della coerenza, 
il coraggio dell’annuncio forte. 
Donami di non avere paura della testimonianza. 
Donami di non tenere le mie labbra chiuse 
e la mia bocca serrata. Amen

“Abbiamo bisogno di sacerdoti unti dallo Spirito, perché la pneumatologia, la fenomenologia dello Spirito, la teologia dei carismi, la religiosità dell’esperienza rimangono ancora le branche più trascurate dagli studi teologici. Che cosa dire poi della riflessione sulla Pentecoste, totalmente dimenticata dall’omiletica tradizionale, dalla considerazione di molti battezzati: con il Natale e la Pasqua sembrerebbe chiudersi il mistero della Salvezza”. (S. Martinez Rns Alleluja n.4 2009)


“… mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”.

 <<Molte anime camminano per la via dell’inferno, ma il divino pastore, che nell’Eucarestia è vita della Chiesa e delle anime, con divina amabilità e pazienza riesce a convincere molti a ritornare al Suo cuore Santissimo, ed essi ritrovano la vita eterna in Lui. Vi sono anime che in vita, di proprio pugno, scrivono la loro pagina per l’inferno. Interviene la Giustizia e la Misericordia, e trovano che manca un punto o una virgola. La pagina non è perfetta, perciò Gesù, giudice divino, si rivolge a quell’anima e le dice: “tu hai fatto tutto perresistere alla mia divina redenzione, ma non ci sei riuscito. Anche tu devi venire in Cielo a glorificare la mia Passione e morte, offerta al Padre per te. ….>>
(Fra Cecilio Cortinovis)


“ … Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli …”

E quindi,  - voi non avete voluto, avete rifiutato la Salvezza - . Davanti al rifiuto della Salvezza di molte anime, il nostro Eterno Padre non si dà per vinto, insiste, e vuole che noi la riceviamo a tutti i costi. Desidera che noi l’ accogliamo e ci spalanca la porta del Suo Regno, allarga l’invito a tutti, nella parabola, a peccatori e pagani. Ma anch’io, o Signore, ogni volta che nella mia giornata antepongo a Te e al tuo invito a cena le mie giustificazioni, pensando che esse possano discolparmi, difendermi, scusarmi davanti a te, non comprendo e non accolgo la Tua Salvezza. Ogni volta che penso che i miei pretesti sono più importanti e legittimi, che il tempo non c’è l’ho in quel momento per te, perché io ho da fare cose più rilevanti, e mi sento tranquillo con la mia coscienza, giustificato. Invece, non capisco che sei Tu l’unica giustificazione. Poiché tutto è nelle Tue mani, Tu sei il Signore del tempo, e Tu me lo hai donato. Mi hai donato quel tempo che io non ho per te. Tu sei il Signore della vita, e doni la vita a me e ad ogni creatura, e io della mia vita ne faccio sempre ciò che voglio io.
Poiché in fondo, così come è stato per quegli invitati, comprare cinque paia di buoi e dover andare a provarli è una cosa importante, lecita, e allora mi sento perdonato e nel giusto. E sempre però sento la tua voce che mi chiama a Te e che mi dice: <<Vieni?>> e io rispondo – non ora, non posso, devo fare questo - e - ora non posso devo fare quello – non ora, devo andare a dormire, forse domani – ora non ne ho voglia, sono stanco - e così perdo momenti importanti di comunione con Te. Perdo il filo del dialogo con Te, non ricordo più cosa ci siamo detti l’ultima volta. Mi perdo i Tuoi consigli, i Tuoi silenzi e la pace della tua presenza. Ma ciò che più mi ha colpito, Signore, è che nella tua parabola tu non dici che quelle persone non hanno accettato l’invito alla tua cena perché dovevano andare a divertirsi, o a cena da qualcun altro, ma la loro giustificazione era più che plausibile perché si tratta di giustificazioni legate alla casa, alla famiglia, al lavoro e cosa c’è di più importante di questo? Allora tu dici a noi Signore << Lavora! Ma non preferire il tuo lavoro a me.  Sposati! Ma non anteporre la tua famiglia e i tuoi affetti a me>>. Tu dici <<Non scegliere di dedicarti al mondo e non trascurare la Salvezza. Tieni sempre presente chi ti dona la vita tutti i giorni, chi ti ha donato la Salvezza. Compra, vai a fare la spesa, vai a fare shopping ma non la domenica se non ti è indispensabile, la domenica dedicala a Me, alla preghiera, vieni a cena da me, parliamo>>.  Tu ci dici <<Desidero un posto nella tua vita, ma non relegarmi in un angolo, al contrario, mettimi in cima alla lista dei tuoi affetti e delle tue attenzioni e insegna alla tua famiglia a fare altrettanto. Fai in modo che la tua casa diventi un piccolo focolare dove il fuoco Sono Io, se vi radunerete intorno a me, potrete sentire in modo sensibile il mio amore, la mia pace abiterà nella vostra casa, la mia luce illuminerà le vostre menti e i vostri cuori e sarete in Me. Mi puoi parlare tutte le volte che vuoi perché il Mio Spirito è dentro di te, sono a conoscenza di ogni cosa e so tutto di te. Ora ricorda che mi sono Incarnato per la tua Salvezza, mi sono chinato su di te, ti ho preso in braccio e ti ho sollevato verso di me. Devi sapere e voglio dirti che tu sei la mia creatura più bella, più perfetta e che Io ti amo infinitamente >>.  Grazie Signore.

venerdì 9 novembre 2012

ARRENDERSI A DIO


La Sapienza che viene dall’alto invece è anzitutto pura; poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità, senza ipocrisia.” Giac3,17



Una notte, quasi verso la mattina, si  immerse nella preghiera, in quella preghiera del cuore che innalza naturalmente una lode spontanea a Dio. Non pregava ripetendo le preghiere che comunemente recitiamo ma forse, a motivo della quiete notturna e del silenzio, gli veniva più facile parlare spontaneamente con Dio dal suo cuore. Quando, all’improvviso, vide davanti a sé una terra, … uno scenario desolato,  inospitale, disabitato, desertico. A volo radente la percorse tutta, fino   all’orizzonte. Una terra riarsa, inaridita, asciutta, segnata da grosse crepe, frutto di una forte siccità.  Quando giunse alla fine del percorso, sentì, fuori e dentro sé, un profondo silenzio. Tutto era silenzio. E nel silenzio egli si ammutolì, sentendo intorno a sé una presenza,  forte e quasi schiacciante, una sensazione difficile da descrivere a parole, ma che gli fece intendere che stava alla presenza di qualcuno. Questa nuova consapevolezza lo riempi di timore, il cuore cominciò a battergli forte per il turbamento perché non sapeva che cosa gli stesse accadendo …


 … Allora uscì un torrente …





E allora, Proprio lì, in quel preciso istante, da lui, dove stava, fermo e immobile, … “uscì un torrente, che divenne un fiume largo. E sommerse ogni cosa, la schiantò e la fece  arrivare fino al tempio. Dighe umane non furono capaci di arginarlo, né vi riuscirono le arti di coloro che sono soliti arginare le acque. Dunque si è riversato su tutta la faccia della terra. E ha riempito ogni cosa.” Dunque si riversò su tutta la faccia della terra e si riversò anche su di lui … e dentro di lui … e lo riempi, lo riempì fino all’orlo come fosse stato un vaso di terracotta, un recipiente completamente vuoto. Traboccò da lui ed egli bevve, così … “Hanno bevuto tutti gli assetati della terra; la sete è abolita, estinta, quando l’Altissimo dona la sua bevanda. Beati dunque i servi di questa bevanda, coloro che le sue acque hanno reso credenti.”  Qualcosa stava cambiando in quel preciso istante dentro di lui, anzi qualcosa era già cambiato.



Non riuscì più a pregare perché  il timore, la riverenza, il rispetto, la devozione si fecero largo dentro al suo cuore, fino all’adorazione. Il suo cuore, da tanto tempo inaridito improvvisamente fu gonfio …
 Esse hanno dato riposo a labbra inaridite, e hanno fatto risorgere la volontà paralizzata.”
 … riuscì allora, solo ad intuire, la presenza dentro, di un altro sé  stesso, che chiedeva acqua, ma non della normale acqua, domandava proprio quell’acqua che lo aveva appena riempito, quell’acqua che aveva appena bevuto e lo aveva ridestato, restituito alla vita, anzi, che lo aveva quasi rigenerato, generato ad una nuova vita. Questa nuova vita la poteva sentire ora dentro di sé, sgorgare dal suo seno, sgorgare dalla parte più profonda di sé stesso. Come se questo torrente avesse preso dimora dentro di lui e non smettesse di zampillare acqua, acqua viva. Così aveva sentito dentro di sé la sua anima che inaridita chiedeva acqua. Non si era mai reso conto prima d’ora che la sua anima era stata fino a quel momento un deserto, una terra arida, riarsa, bisognosa. E solo in quel momento si rese conto che ciò che aveva visto mentre era immerso nella preghiera era proprio la sua anima, era stata la condizione della sua anima che aveva visto, mai prima d’ora ci aveva fatto caso e mai aveva pensato che potesse esistere dentro di sé tutto quel deserto. Eppure la sua vita fino a quel momento non era stata poi così male, aveva provato la felicità, molte volte la gioia, tante volte era stato in pace, ma tutto questo era sempre stato mescolato ad altre passioni che lo avevano disturbato; la rabbia, l’ira, che molte volte  lo spegnevano. Per questo motivo la gioia durava un attimo, la felicità era qualcosa di effimero, la pace quando riusciva a sentirla dentro di sé non era mai qualcosa di permanente.


Ma ora, dopo quel torrente impetuoso che lo aveva travolto, sentiva nascere dentro di sé una gioia nuova, una sensazione nuova, una piccola,  giovane gioia nuova, proprio lì dentro, nel fondo di sé,  come un piccolo seme, anzi no, già come un piccolo germoglio. Sentiva che questa gioia si era radicata in lui, aveva messo delle piccole radici con cui si era aggrappata fortemente al terreno ancora poco fertile della sua anima. E ora che essa era stata inondata da quel torrente impetuoso già aveva messo un piccolo germoglio. Una piccola gioia nuova. Adesso era tutto diverso, infatti possedeva questa piccola gioia dentro di sé, anzi no … era la piccola gioia che si era impossessata di lui.
Anche nei giorni a seguire, si sentiva strano,  sembrava che vedesse ovunque intorno a sé qualcosa di nuovo, di inatteso. Poi … dal suo petto cominciò a sgorgare una parola nuova, una parola fino a quel momento forse mai udita e sicuramente mai prima  d’ora usata: “LODE”.

 Davvero il Signore ha pietà di Sion, ha pietà di tutte le sue rovine, rende il suo deserto come l'Eden, la sua steppa come il giardino del Signore. Giubilo e gioia saranno in essa, ringraziamenti e inni di lode! (Isaia 51,3)


Ovunque si trovasse, la sua mente continuamente gustava il ricordo di ciò che gli era accaduto che era entrato nella  quotidianità della sua vita. Lode,  lode … e la piccola gioia cresceva … lode …. Lode e cresceva . E poi … improvvisamente disse:  “lode a Te”. La prima volta che lo pronunciò si stupì di ciò che aveva detto, lode a Te … sì … lode a Te … proprio a Te … mentre continuava a sgorgare quel fiume che lo aveva travolto e che ora però  portava un messaggio da ripetere, da dire da proclamare: “lode a Te”. Gli sembrava di scoppiare dalla gioia mentre lo urlava dentro di sé. Una sensazione nuova la gioia della lode. Sentiva che Dio lo aveva guardato, aveva posato gli occhi su di lui, si era affacciato dal balcone del Cielo e per un momento lo aveva come contemplato, poi aveva aperto le cateratte del Suo amore e lo aveva inondato di tenerezza, di calore di dolcezza di gioia. E mentre il torrente continuava ad inondarlo e riempire ogni sua piccola cavità, scanalatura, solco, sentiva che questo amore che Dio aveva riversato su di lui lo avvolgeva completamente e che sulla terra non c’era mai stato nessuno che lo aveva mai amato in quel modo … e … finalmente venne a conoscenza che le sue preghiere sarebbero state ascoltate sempre, e che ora poteva parlargli e raccontare di sé e che anche Lui parlava … infatti poteva sentirlo.


 Si ascoltavano l’un l’altro, lui ascoltava il suo Dio, e il suo Dio ascoltava lui e riusciva a distinguere la Sua voce paterna. Quella voce che era sempre stata lì, in quel luogo, in quel Santuario che era il suo  corpo, dove Dio aveva scelto ora di prendere dimora. E così amabile era la voce di suo Padre, così confortante la sua continua presenza che, di riflesso, quasi come un bambino, cominciò a ad abbassare le sue difese, a lasciarsi andare, a fidarsi, ad abbandonarsi a Lui, al Suo amore, alle Sue effusioni che lo accompagnavano durante tutta la giornata e non lo lasciavano mai nemmeno quando dormiva. La mattina, durante la colazione, al lavoro, mentre passeggiava, mentre parlava con i colleghi, mentre stringeva i suoi figli, mentre abbracciava sua moglie, mentre dormiva, il conforto e l’amore di quel suo nuovo Padre che aveva appena scoperto, erano sempre lì, intorno a lui, sopra, sotto, dentro. 


 Era immerso in questo amore tanto che cominciava a comunicarlo anche agli altri. Molti attorno a lui si accorsero, altri no, molti altri non capivano; non capivano l’origine, la fonte di quella gioia. Ma l’amore di questo nuovo Padre era come se lo avesse fatto rinascere a una vita nuova, generato una seconda volta, e ora  lui era bambino, quasi aveva l’età dei suoi figli, stava imparando appena a guardarsi intorno, a stupirsi per ogni cosa, a fare qualche passettino e per nessun motivo al mondo aveva intenzione di lasciare il conforto, il sostegno, il  sollievo di quelle mani, così grandi e forti del suo nuovo Padre che lo accompagnavano ormai ovunque facendolo camminare.  Egli, vegliava su di lui, come una madre. Certe volte, quando si svegliava nel cuore della notte aveva la percezione di essere sempre sotto lo sguardo amorevole del suo nuovo Padre, che gli sembrava lo contemplasse amorevolmente come la sua creatura più bella, la più perfetta, la più amata. E nel dormiveglia si chiedeva come fosse possibile che quel suo nuovo Padre che tutto conosce e che tutto sa lo guardasse così. Pensò allora che tanto dovesse essere il Suo amore per lui, così tanto da non vedere i suoi difetti, le sue mancanze, le sue colpe, che questo amore copriva ogni distanza e colmava il  baratro che c’era tra questo suo Padre e lui.

“Ha fatto abbondare la sua conoscenza,  il Signore, gelosamente desideroso che fosse conosciuto tutto ciò che per sua grazia gli era stato donato. La sua gloria ci ha donato il suo Nome i nostri spiriti hanno glorificato il suo santo Spirito.”


C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei. Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio».  Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?».  Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito. Non ti meravigliare se t'ho detto: dovete rinascere dall'alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito».  Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?».  Glirispose Gesù: «Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose? In verità, in verità ti dico, noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza.  Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo,  perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.  Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere.  Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.
 Dopo queste cose, Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea; e là si trattenne con loro, e battezzava
>>.

 (Giov 3,1)

 

Arrendetevi a me, dice il Signore, arrendetevi al mio Amore, alla mia Misericordia. Lo dice ogni volta che la porta del nostro cuore si apre a Lui lasciando entrare il Suo grande e immenso amore dentro di noi. Un amore che si può sentire anche fisicamente, un amore che si può gustare come un abbraccio. Lo Spirito del Signore non ha braccia ma abbraccia, non ha mani ma ti stringe a se, non ha corpo ma ti avvolge completamente e invade il tuo cuore, colma ogni vuoto, riempie ogni valle e spiana ogni montagna dentro di noi. Ma veramente, chi ha gustato questo, può dire di aver sperimentato la bontà del Signore, di aver vissuto e sentito dentro di sé la Sua onnipotenza, il Suo amore. Di aver provato la Sua carezza e di sentirsi ora racchiuso nel palmo della Sua mano, stretto, tenuto al sicuro. Così si sente rinato tra le braccia di un Padre, rinato come uscisse dall’acqua e creatura nuova segnato con il sigillo dello Spirito. Per rinascere in questo modo però occorre la nostra resa totale a Dio, alla Sua Sapienza. Occorre una resa totale della nostra vita a Lui, abbandonando ogni nostra volontà, intenzione, iniziativa rimettendoci sempre a Dio. Se non ci arrendiamo a Lui non potremo mai gustare questa rinascita, perché nel momento in cui noi demoliamo e inteneriamo le mura del nostro cuore con la preghiera, allora il torrente dell’amore di Dio si può riversare dentro di noi con tutta la Sua forza, con tutta la Sua irruenza, con tutta la sua delicatezza travolgendoci e facendoci gustare veramente la dolcezza di cui parla la Scrittura quando dice: “Gustate e vedete quanto è buono il Signore” (Salmo 33). Dipende infatti dalla nostra resa il Regno dei Cieli qui sulla terra. Se ci arrendiamo a Lui già ne potremo gustare le dolcezze, già da qui, da questo mondo. Arrendiamoci a Lui e deponiamo tutte le nostre armi con cui ci combattiamo, tutti i nostri pesi che portiamo, tutti  i nostri affanni, deponiamo ai suoi piedi tutto e con totale fiducia in Lui lasciamoci guidare, con totale resa a Lui lasciamoci trasportare dal Suo amore, con totale consapevolezza di essere nel palmo delle Sue mani lasciamoci proteggere e difendere da Lui. Facciamo in modo che nelle nostre preghiere si invochi il Suo nome, si benedica il Suo nome come nella scrittura: “Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla sua bocca sempre la Sua lode”, si magnifichi e si esalti il Suo nome perché “questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo salva da tutte le sue angosce”. Se Gesù è veramente il Signore della nostra vita allora lasciamo che prenda tutte le aree della nostra vita: lasciamo che egli si prenda tutto il nostro passato e lo guarisca, guarisca la nostra memoria  le ferite provocate dai nostri genitori, i peccati delle generazioni passate, consegniamo a Lui tutto il nostro passato. Il nostro presente doniamolo a Lui chiedendo per ogni cosa, in preghiera, la via, che ci indichi la via, che ci guidi sui suoi passi, che ci prenda per mano. Prima di ogni decisione importante chiediamo a Lui di assisterci, chiediamo a Lui di occuparsene “Signore pensaci tu ..” di intervenire con forza e con potenza nella nostra vita presente e consegniamogli il nostro futuro che solo Lui conosce, consegniamogli il Suo progetto su di noi, rendiamoci disponibili ed aperti completamente a Lui. Se noi facciamo questo, Egli da dentro, comincerà a cambiarci. Se noi facciamo questo, arrendendoci a Lui, comincerà dentro di noi a muoversi lo Spirito di Dio, a muoversi quel fiume che ci ha invaso così potentemente e che ora andrà a modellarci in silenzio, come fosse un fiume che dopo una piena prende possesso di altre terre e comincia a scavarsi un nuovo percorso. E’ il percorso di Dio dentro di noi che si fa largo, che fortemente ci conduce ad essere ciò che sempre Dio ha programmato per noi, è il percorso che ci condurrà alla pienezza di noi stessi in Dio e alla pienezza di Dio in noi stessi. 
 

Ma dobbiamo lasciare andare, lasciare andare quella stampella a cui siamo attaccati mentre gli tendiamo la mano. Certo, la  nostra fiducia in Lui può essere grande in noi, tanto  grande da indurci a staccare una mano dalla nostra gruccia, a staccare una mano dalle nostre abitudini e sicurezze, dal nostro modo di vivere, di amare, di aprirci agli altri, di cambiare la nostra mentalità, di aprirci a credere e ad amare, a vivere il Vangelo ma una mano resta comunque fortemente attaccata  all’altra  stampella, fissata a terra. Ed è quella mano che vuole il Signore da noi. Perché se noi stacchiamo anche l’altra mano tendendogli tutte e due le braccia solo allora gli dimostreremo piena fiducia, dichiareremo di affidarci a Lui totalmente, tutto di noi stessi a Lui, la nostra vita, la nostra anima, il nostro spirito, il nostro corpo nell’abbraccio del Suo amore. La totale resa a Lui e al Suo amore presuppone il nostro distaccamento dal mondo, da noi stessi, dalle cose umane, caduche ma comunque nostra sicurezza;
transitorie, ma comunque nostro appoggio; momentanee ma indubbiamente molto più sicure, secondo la nostra umanità, che non riesce a vedere l’Eterno. Il Signore vuole da noi quel pezzo del nostro cuore che abbiamo riservato a noi stessi.



giovedì 20 settembre 2012

GIUSEPPE DI NAZARETH


<<Nel sesto mese l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide chiamato Giuseppe, la vergine si chiamava Maria.>>

L’annuncio dell’angelo a Maria avvenne nel periodo del fidanzamento con Giuseppe.  In sogno un angelo lo aveva rassicurato “ Non temere di prendere con te Maria, tua sposa.  Ciò che in lei è stato concepito è opera dello Spirito Santo.” 


E Giuseppe ha creduto alle parole dell’angelo. “Beato te che hai creduto” Giuseppe, beato te che all’annuncio dell’angelo hai dato il tuo  “si”, come quello di Maria necessario a Dio per portare a compimento la Sua promessa di salvezza per l’umanità intera. Giuseppe è un’altra Maria, è il completamento del si della Vergine Maria nell’ambito della salvezza del mondo. 


Perché Dio ha voluto che suo Figlio fosse uomo a tutti gli effetti e nato sotto la legge.

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Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra.” (Salmi 138,15)


Dio lo ha plasmato, lo ha intessuto nel grembo di sua madre, nelle profondità della terra, lo ha formato nel segreto, solo Dio sapeva ciò che sarebbe stato Giuseppe, solo Dio lo ha pensato così come avrebbe dovuto essere e modellato per il Suo grande disegno. Lo ha reso degno di partecipare al mistero dell’Incarnazione.

L’infinita grazia di Dio si è riversata su  Giuseppe fin dall’eternità. Egli è stato concepito per questo, pensato da Dio per questo, plasmato da Dio per questo compito. Giuseppe è stato fatto per il mistero dell’Incarnazione. In Giuseppe la Grazia di Dio si è fatta grande, lo ha ricolmato di Spirito Santo, lo ha riempito completamente, e lo Spirito ha sopperito a tutti i suoi bisogni, tanto che doveri, povertà e miserie nell’uomo sono stati trasformati nelle virtù, nell’onestà, nell’integrità, nella moralità. Giuseppe ha vissuto da custode, vigilante su Maria e Gesù ma ha anche partecipato alla grazia dell’Incarnazione in modo concreto, la stessa Grazia l’ha ricevuta congiuntamente a Maria. 

Anche Giuseppe ha gioito della grazia dell’Incarnazione e il suo “si” è stato grande. Anche lui ha pronunciato il suo “si” all’angelo quando volendo licenziare in segreto Maria è stato avvertito da Dio per mezzo dell’angelo di “Non temere di prendere Maria come tua sposa” e la risposta di Giuseppe è stata immediata. Subito ha creduto. … Beato te, Giuseppe, che hai creduto.

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Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo. (Salmi 138, 14)


E come un prodigio è stato fatto Giuseppe, un’opera stupenda di Dio, un capolavoro nelle sue mani, Dio gli ha donato le grazie e le caratteristiche necessarie al mistero dell’Incarnazione. 
Dio Padre, ha preparato una culla per accogliere il suo mistero, ha preparato un terreno fertile per collocare il suo mistero così come ha fatto con la Creazione e l’uomo, ha creato Maria, accanto a lei ha posto Giuseppe, ha preparato fin dall’Eternità una madre, un padre, una casa, una sicurezza materiale e affettiva, un terreno fecondo che Dio ha arato e che sono Giuseppe e Maria, per poter piantare il seme della salvezza, il grande disegno che aveva promesso a Israele. Così li ha fa Dio,  conoscendoli fino in fondo con una perfezione tale che può venire solo da Lui. 

Nella preghiera di Giuseppe la lode:
Tu, o Dio che mi conosci fino in fondo … 
tu mi hai fatto come un prodigio … 
tutte le tue opere sono stupende, 
o Dio della mia lode, … 
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
e tutto era scritto nel tuo libro; 
i miei giorni erano fissati, 
quando ancora non ne esisteva uno. 
Quanto profondi per me i tuoi pensieri, 
quanto grande il loro numero, o Dio; 
se li conto sono più della sabbia, 
se li credo finiti, con te sono ancora. 
Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre".


Preghiera di San Francesco Di Sales

Glorioso San Giuseppe,
sposo di Maria,
estendi anche a noi la tua protezione paterna,
tu che sei capace di rendere possibili
le più impossibili delle cose.
Guarda alle nostre presenti necessità,
rivolgi i tuoi occhi di padre
su ciò che preme ai tuoi figli.
Aiutaci
e prendi sotto la tua amorevole protezione
le questioni così importanti
che ti affidiamo,
in modo che il loro esito favorevole
sia per la Gloria di Dio
e per il bene di noi
che affettuosamente ti seguiamo.
Amen.

"Non dobbiamo per nulla dubitare che questo santo glorioso abbia un enorme credito nel Cielo, presso Colui che l’ha favorito a tal punto da elevarlo accanto a Sé in corpo e anima. Cosa che è confermata dal fatto che non abbiamo reliquie del suo corpo sulla terra. Così che mi sembra che nessuno possa dubitare di questa verità. Come avrebbe potuto rifiutare questa grazia a Giuseppe, Colui che gli era stato obbediente tutto il tempo della sua vita?"
(San Francesco di Sales)

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“Ma unica è la mia colomba la mia perfetta, ella è l’unica di sua madre, la preferita della sua genitrice. L’hanno vista le giovani e l’hanno detta beata, le regine e le altre spose ne hanno intessuto le lodi. (Cantico 6,9)


I momenti in cui Dio si rendeva presente nella casa di Nazareth hanno unito tutte e tre le anime in Lui, con forza e una grande intimità d’unione nella condivisione e nel godimento di Dio. 


Ciò che Maria viveva in Dio, unione d’amore tra Padre e Figlio lo viveva anche Giuseppe allo stesso modo. 
Giuseppe era uomo giusto e docile allo Spirito, materno, padre della Parola compartecipante alla Grazia direttamente e attraverso Maria e Gesù. Perché in Dio il prossimo diventa noi stessi, liberati da tutti i nostri pesi, quasi a sparire a noi stessi per identificarci con l’altro. 

Come quel giovane che  Gesù guardò e subito amò. 

Se il nostro sguardo non vede la beatitudine e l’appagamento di Giuseppe in Dio è perché è offuscato dai preconcetti di questo mondo, non possiamo guardare e amare come Gesù perché dobbiamo fare i conti con tutto ciò che in noi stessi non è in Dio con tutto ciò che ci vela lo sguardo e che non ci mostra il prossimo come veramente è.

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Il “si” di Giuseppe

Mai si parla del “si” di Giuseppe, altrettanto santo, altrettanto la sua vita è stata un sacrificio di carne e sangue. Partecipante della Grazia di Santificazione ha difeso con il suo corpo il tesoro di Dio, ha ricevuto la Grazia Santificante che ne ha fatto un eroe davanti a Dio. Dalla grazia è stato nutrito fin dall’eternità per sostenere questo suo compito, questo suo “si” a Dio che è paragonabile a quello di Maria. 
La purezza, la purezza di cuore, di animo, di Giuseppe lo ha preservato dal peccato e da ogni azione malvagia e la Grazia di Dio lo ha santificato sposo, martire e sacrificio a Dio. Soave profumo è stato Giuseppe per Dio che lo ha plasmato con le sue braccia per dare conforto a Maria. Giuseppe, le braccia, il conforto nelle avversità e la dedizione totale per Maria, Giuseppe un’anima sola con Maria e con Dio. Giuseppe è ciò che Dio ha messo accanto a Maria. 
Giuseppe e Maria vivevano ininterrottamente alla presenza di Dio, che concretamente abitava la loro casa, alla presenza dello Spirito di Dio, lo Spirito Santo che li avvolgeva e circolava tra loro nello stesso modo in cui circola nelle tre persone della Trinità. Da Dio partiva, li attraversava, li univa a sé come cosa sola, e poi ritornava a Dio. Come in un cerchio, poiché l’amore di Dio si sviluppa concretamente e fisicamente, si sente circolare e riempie ogni cosa, non è una metafora, non è un fantasia o un immagine astratta.
L’amore di Dio ha un compimento finale e ha la sua massima espressione e concretezza e realtà nella piccola Trinità che è la famiglia, immagine della Trinità dove l’amore fluisce tra i suoi membri in modo circolare dove tutti i membri sono per Dio, rivolti a Lui uniti nel Suo Amore. Giuseppe partecipava all’Amore concreto di Dio. Dio ha creato un unione stretta e profonda tra i membri della casa di Nazareth fatta della Sua presenza viva.  Giuseppe è l’anima che magnifica il Signore, che con Maria lo ha magnificato tutta la sua vita . Giuseppe un giardino rigogliosissimo per Dio Padre, un figlio prediletto. Una creatura ultraterrena, un animo nobile, un capolavoro di Dio, lo specchio di Maria, la virtù di Maria, la purezza di Maria. Giuseppe è acqua limpida del Padre, anima cristallina, consolazione di Dio e fiducia di Dio, sposo e martire, ha offerto totalmente la sua vita a Dio. Giuseppe servo di Dio, riservato a Dio. Riservato al Padre.




 Il “magnificat” di Giuseppe

<<La mia anima ti magnifica o Signore e il mio spirito esulta in te, mio Dio, mio salvatore perché hai guardato l’umiltà del tuo servo d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beato perché grandi cose hai fatto in me o Signore, Onnipotente e Santo è il Tuo nome. Tu che hai innalzato gli umili, i puri di cuore, che hai esaltato i piccoli, che hai fatto conoscere il tuo mistero ai 
deboli, tu che hai rimandato i ricchi a mani vuote, gli orgogliosi, i superbi, gli oppressori non sono partecipi di questo mistero perché tu ti sei fidato degli umili, o mio Dio, tu hai chiamato gli umili, o mio Signore, tu hai scelto i poveri.  Tu ci hai ricolmato di beni, o Signore, a noi che siamo affamati di te hai dato  te stesso, tu hai ricolmato di beni tutta la nostra vita, niente ci hai fatto mancare o Signore, ancora tu hai soccorso Israele, non l’hai lasciato nelle tenebre, il tuo popolo che tu ti sei scelto e hai compiuto la tua promessa ora qui, nella mia casa, come avevi promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza per sempre.>>


Consegnato a Dio

Giuseppe unito a Dio che lo colma di ogni grazia e lo riempie di Spirito Santo già qui sulla terra vive la dimensione del paradiso, saldo lo tiene Dio mentre lo fa camminare nella fede, ma il cammino di Giuseppe che può risultare faticoso a occhi umani invece è un’ascesa continua verso Colui che lo ha come se i suoi piedi poggiassero ogni volta, ad ogni passo su morbidi giacigli piuttosto che sulla nuda terra, arsa dal sole, e le sue mani sfiorassero sempre l’Onnipotenza di Dio  piuttosto che legno martelli e chiodi. Giuseppe ha vissuto con Gesù, la pienezza di Dio lo ha accompagnato per tutta la sua vita e noi non possiamo immaginare quanto sia stata dolce perché lo vediamo nella fatica, nella custodia di una famiglia, faticosamente lavoratore, ma non vediamo la dolcezza che lo Spirito procurava a Giuseppe, l’appagamento di Giuseppe nell’allevare il suo Dio, lo Spirito Santo che ogni giorno dava a lui forza coraggio gioia. Pensiamo che vivendo vicino a una Vergine fosse stato privato delle gioie del matrimonio ma l’ estasi in Dio è tutto, la pienezza di Dio è tutto perché lo Spirito Santo è amore e l’amore è carità e la carità è “agape, eros e abnegazione” e lo Spirito Santo che tutto dona,  tutto ha donato a Giuseppe per stare accanto a Maria. Tutto questo non lo vediamo, non vediamo quell’intimità con il suo Dio che faceva si che anche lui insieme a Maria potesse cantare:



“L’anima mia ti Magnifica o Signore”   

perché mi hai scelto come il tuo servo più fidato
perché mi hai affidato il mistero dell’Incarnazione,
il mistero della salvezza di tutto il Creato.
Ti ringrazio, Signore perché mi hai creato per questo,
e tutti giorni mi dai tutto te stesso,
il tuo unico figlio è qui davanti a me,
e io lo posso vedere, stringere, baciare, e la mia gioia è immensa. Perché tu o Signore sei la pienezza,
la perfezione e nulla mi manca ora che sono qui con te con questo prodigio che con Maria è nella mia casa.